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casa rossa


Sunset Boulevard/ echo park (via curbed LA)

Quando sono entrato nella casa rossa hanno iniziato a scavare un buco a fianco. Esattamente il giorno dopo la fine del mio trasloco. Prima c’era un appezzamento abbandonato, chiuso da una rete e pieno di erbacce.
Ero finito a passare l’estate di fianco a una casa in costruzione e avevo una camera senza aria condizionata. Era luglio. La polvere e il caldo rendevano invivibile quel posto. Uscivo presto e mi sedevo a lavorare in un bar 200 metri dove rimanevo troppe ore. Avevano del pessimo caffe ma dentro mi sentivo a casa, pieno di voci e di giornali. Intanto la casa di fianco cresceva con troppa lentezza. Gli operai apparivano in due, tre e tutto sembrava immobile, se non fosse chela polvere ricopriva i davanzali. Dopo due anni, o forse tre, mi è arrivata questa foto, e vedo con dispiacere che hanno costruito una scatola con tutti i tratti tipici di un modernismo senza troppi denari del sud della California, dove ci abiteranno 4 famiglie. Immagino che un po’alla volta tutto il quartiere assumerà questo aspetto, fatto di un architettura un po’ effimera e volatile, come i tanti edifici costruiti a Santa Monica, o Venice.

Forse la casa rossa è tornata vivibile. Eravamo in quattro, abbastanza sbandati. La moquette era impregnata dell’odore di un corpo stanco, e il tetto non era isolato. Il caldo entrava verso le 8 di mattina e non usciva prima di quando la sera sentivi il corpo ebro d’alcol. Stava di fronte a un bar sgualcito e splendido, e quando le porte chiudevano ognuno arrivava a casa con vari ospiti. C’era chi si annidava sul tetto, chi tra le balle di fieno in giardino, altri davanti al tubo catodico, chi gemeva in camera.

Mi manca la casa rossa.

2 Responses to “casa rossa”

  1. Luca Says:

    Ehi Lu - al littel joy ulimanente non ci passo spesso ma fatalita’ proprio stasera, dopo il la soiree di reading allo Stories Books su Sunset organizzato da artillery in onore dell’inauguration, mi ci sono ritrovato con un branco di pre-hipsters sul’anzianotto a buttar giu’ mezcal con un twist di cinismo ben macerato. Fra una boccata e l;altra di Marlboro 72’s guardavo la casa rossa nel tepore dei 75 fahrenheit profumati al mais , e il cubo che gli e’ spuntato accanto. Si insomma non e’ o il massimo ma Santa Monica detto fra noi mi sembra forse troppo pessimista. Direi che tuttalpiu’ e’ gentrification benintenzionata con tutto che cio’ comporta. Ma il bar ha ancora un buon juke box e i taco trucks sono ancora aperti fino a tardi…insomma, you can still go back home.

    Baci.

    L

  2. bambinonucleare Says:

    grande luke. un abbraccio. ci vediamo presto.

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