Il Ny Times ha recentemente pubblicato un articolo molto ben informato su come internet sta lavorando ai fianchi dell’industria del porno. La tesi del giornalista, argomentata con qualche dato di dubbia provenienza, e diversi pareri validi, è che la crescita delle revenue online non ha colmato l’erosione del mercato dei dvd provocata dai consumi online. Di fatto, la presenza diffusa di materiale gratuito, ha ridotto la propensione alla spesa dei consumatori. Qualcosa di simile a quello che è accaduto al mercato discografico ma con risvolti differenti. Infatti, se nella musica, il copyright è stato il driver che ha sempre regolato l’industria, nel porno, la clandestinità dei consumi e la relativa standardizzazione del prodotto, ha sempre stimolato la sperimentazione di nuove tecnologie, in barba al copyright. I materiali tendono ad avere cicli di vita molto brevi che provacano obsolescenza, e il delivery, e non il copyright, è sempre stato il driver dell’industria. Cosi, all’inzio, la rete è sembrato un naturale sbocco per l’industria. Al punto che molti analisti hanno visto nel porno un driver eccezionale per il fiorere della rete come strumento di consumo. Ma l’industria del porno non ha fatto i conti con la prolificazione del realcore e all’elasticità dei prezzi.
Le risposte al momento sono deboli. Da un lato si lavora sulla qualità dei prodotti, introducendo elementi di sofisticazione nel packaging e nel girato. Dall’altro si provano a stabilire sinergie con la rete , oltre a sviluppare nuove reti di distribuzione legate alla convergenza. L’ostacolo maggiore sembra comunque il prezzo, che la rete ha livellato verso il basso, e la presenza di fantastici produttori casalinghi. C’è dunque all’orizzonte una ristrutturazione della Valley, che il ricambio generazionale dei consumatori renderà sempre piu urgente.. E come sempre i player saranno i distributori, questa volta arrocati alla rete. La speranza è che questo porti anche a un ripensamento del prodotto in se, che ormai ha raggiunto standard qualitativi bassisimi.
June 5th, 2007 at 12:33 am
interessante analisi, ti ho segnalato su http://porno.noblogs.org/
June 5th, 2007 at 11:17 am
interessante. e’ vero che il porno e’ stata la spina dorsale di molta tecnologia, invi inclusi sistemi di archiviazione (VHS, DVD dalla produzione alla dettagliante) ed era immaginabile che l’internet sarebbe stata - almeno inizialmente una pacchia per l’industria - rendendo anonimo e privato l’acquisto di prodotti legali ma con un bello stigmone sociale.
Da quello che si legge nell’articolo l’industria del porno sta rispondendo al calo delle revenues in modo acefalo Come e’ successo all’industria discografica qualche anno fa: al decremento delle vendite le major ridussero il numero delle uscite concentrandosi sui brand/artisti sicuri e incrementando i costi di marketing (+ lobbying e avvocati per “combattere” i fornitori di servizi P2P) mentre sono stati proprio i grandi nomi a reggere meno la sfida con la cultura dell’aggratis e via i milioni di dollari per i lanci di dischi scivolare giu’ nel cesso.
Anche qui si parla di investire in qualita’, attori, luci e tutto il resto ma sarebbe interessante mettere le mani su qualche ricerca sui fruitori: quanto gli interessa il singolo performer, scenografia, il perfezionamento iper-barocco dei temi/ motivi del genere?